Roberto Pegolo – fare amicizia con gli animali per proteggerne l’habitat

Roberto Pegolo
Ascolta l’intervista completa! (Credit musica: audionautix.com)

Il nostro territorio è popolato da varie specie animali, alcune più sfuggenti di altre. Spesso, affaccendati in una vita frenetica, siamo inconsapevoli di ciò che ci circonda – e che potremmo perdere.

Ne parliamo con Roberto Pegolo, un esperto nel settore.

Roberto è un keeper, cioè si occupa del benessere fisico di animali in via di estinzione e in cattività. Svolge anche l’attività di fotografo naturalista. 

Ciao Roberto e benvenuto. Curiosità: come nasce la tua passione per gli animali?

– Quando ero bambino, un mio cugino lavorava per il WWF e presso la cascina di suo padre venne trovato il Pelobate Fosco, una specie particolare di rospo. Avevo 12 anni e spesso di notte venivo coinvolto nella ricerca di esemplari: in quel periodo decisi che era ciò che volevo fare nella vita.

• Ho dato un’occhiata alla tua pagina facebook e ho visto che trascorri molto tempo dedicandoti a fotografare animali e insetti. 

– È la mia passione e ne approfitto anche per fare divulgazione. Lavoro al Parco Faunistico La Torbiera, dove però le specie ospiti sono esotiche. Tutti sanno com’è fatta la tigre… Quando mi capita di parlare di specie autoctone però, come ad esempio il Rigogolo, molti non hanno idea di cosa siano.

• Rigogolo? È la prima volta che lo sento nominare!

– (Ride) è un corvide molto bello, tutto giallo. È difficile vederlo, normalmente si nasconde in cima agli alberi. Ma anche lo stesso Pelobate, la Lampreda, l’Orbettino sono poco conosciuti! Li fotografo nel loro ambiente naturale: se conosco l’animale posso preservare anche il suo ambiente.

Il rigogolo.

• Alcune specie infatti sono a rischio perché il loro habitat è minacciato. Quale può essere la causa?

– È sempre un insieme di concause. L’agricoltura intensiva è una, ma anche gli investimenti su strada o le specie alloctone che entrano in competizione e non hanno predatori, perché non sono riconosciute come cibo.

• È il caso della Popilia?

– Sì, è inarrestabile. Ma sono molte le specie “importate” radicate! Le nutrie ad esempio, o i gamberi della Louisiana che hanno praticamente estinto i nostri gamberi di fiume infettandoli con la peste, di cui sono portatori sani. Anche i cinghiali: sono tutti romeni, quelli italiani si sono estinti. Inoltre moltissimi pesci presenti nelle nostre acque provengono da altri Paesi. Emblematico è il siluro, che mangia qualsiasi cosa e raggiunge dimensioni enormi (è stato pescato un esemplare lungo 2,78 mt per 144 kg di peso nel fiume Po, ndr).

Per fortuna, grazie all’opera di reintroduzione diversi animali stanno tornando, penso agli avvoltoi, al Gipeto e agli Ibis. Altri tornano senza intervento umano, ad esempio il Lupo, alcuni passeriformi, le Gru… È un ambiente in movimento il nostro, ma è fragile: tocca a noi rispettarlo il più possibile per preservarlo.

Se volete conoscere gli animali che abbiamo citato, vi consiglio la sua pagina facebook
https://www.facebook.com/robertopegolowildlifephotographer/
Troverete molte sorprese, foto e news. Ascoltate l’intervista completa in podcast se volete approfondire…

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Neometamorfosato di tritone punteggiato (foto Roberto Pegolo)

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